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Verona 1 - Il luogo

07/10/2008 16.02.38

Verona è una città di confine, di passaggio, di commercio, di rendita di posizione. Tradizionalmente una location più che ambita per chi debba occuparsi di commercio e di transito merci da e per il nord europa. Dopo la Val d'Adige e i suoi castelli che imponevano dazi ogni trenta chilometri, ecco la pianura padana, ampia, vasta, senza ostacoli fin quasi a Roma. Quindi Verona è nata come la prima città pienamente italiana nella discesa verso la penisola, o come l'ultimo centro importante prima di avventurarsi fra le valli alpine e giungere quindi in Baviera. Un posto importante nella geografia che ne ha fatto una città ricca, la cui ricchezza dura ancora oggi. La sua posizione poi la pone a metà strada fra Milano e Venezia, subito a ridosso del Benaco, il Lago di Garda. Un "unicum" felice e pieno di vantaggi. Come tutti i posti di confine, Verona non è più Veneto ma non è ancora Lombardia, non è ancora Trentino, ma dei suoi vicini ha già le avvisaglie. A Nord di Verona ci sono già le valli dei monti Lessini, a sud già il paesaggio rurale è lo stesso che troveremo fino alle pendici degli appennini nelle provincie di Parma, Modena e Bologna. Una città che è di montagna ma anche di pianura. Una città "nel mezzo", quella di Verona, che si è sviluppata con ostentazione di grandi ricchezze di grandi Signorie prima e di grandi famiglie borghesi, poi. Il centro storico della città sorge attorno al cardo e decumano delle vie di Porta Borsari e la via Cappello, all'incrocio delle quali sorgeva il centro commerciale della città: piazza Erbe. Ci ho messo qualche anno a orientarmi al centro di Verona, perché l'Adige, il fiume che la attraversa, si arrotola e si snoda con anse fortemente irregolari che ti impediscono di usarlo come riferimento. Sei abituato al Tevere, all'Arno, alla Senna che con sicurezza ti guidano nel ritorno a casa, mentre l'Adige di Verona di confonde con le sue curve e i suoi cambi repentini di direzione rendendoti difficile il ritrovare la via di casa.

Verona è una città di confine, di passaggio, di commercio, di rendita di posizione. Tradizionalmente una location più che ambita per chi debba occuparsi di commercio e di transito merci da e per il nord europa. Dopo la Val d'Adige e i suoi castelli che imponevano dazi ogni trenta chilometri, ecco la pianura padana, ampia, vasta, senza ostacoli fin quasi a Roma. Quindi Verona è nata come la prima città pienamente italiana nella discesa verso la penisola, o come l'ultimo centro importante prima di avventurarsi fra le valli alpine e giungere quindi in Baviera. Un posto importante nella geografia che ne ha fatto una città ricca, la cui ricchezza dura ancora oggi. La sua posizione poi la pone a metà strada fra Milano e Venezia, subito a ridosso del Benaco, il Lago di Garda. Un "unicum" felice e pieno di vantaggi. Come tutti i posti di confine, Verona non è più Veneto ma non è ancora Lombardia, non è ancora Trentino, ma dei suoi vicini ha già le avvisaglie. A Nord di Verona ci sono già le valli dei monti Lessini, a sud già il paesaggio rurale è lo stesso che troveremo fino alle pendici degli appennini nelle provincie di Parma, Modena e Bologna. Una città che è di montagna ma anche di pianura. Una città "nel mezzo", quella di Verona, che si è sviluppata con ostentazione di grandi ricchezze di grandi Signorie prima e di grandi famiglie borghesi, poi. Il centro storico della città sorge attorno al cardo e decumano delle vie di Porta Borsari e la via Cappello, all'incrocio delle quali sorgeva il centro commerciale della città: piazza Erbe. Ci ho messo qualche anno a orientarmi al centro di Verona, perché l'Adige, il fiume che la attraversa, si arrotola e si snoda con anse fortemente irregolari che ti impediscono di usarlo come riferimento. Sei abituato al Tevere, all'Arno, alla Senna che con sicurezza ti guidano nel ritorno a casa, mentre l'Adige di Verona di confonde con le sue curve e i suoi cambi repentini di direzione rendendoti difficile il ritrovare la via di casa.

Il carattere dei veronesi è anch'esso un carattere misto. Provinciale per forza, perché è ancora una città che fatica un po' a accettare lo straniero, chi proviene da fuori, ma capace di grandi sforzi di generosità e di modernità come il fatto di essere una delle realtà dove c'è maggior diffusione di volontariato sociale a tutti i livelli. Il carattere dei Veronesi di oggi è forse quello di chi per più di tre secoli ha visto sul suo territorio sfilare parecchi eserciti di invasione con tutto quello che ai tempi significava essere terreno di battaglie e di saccheggi. Quindi, com'è o come non è, a Verona si fa un po' fatica a salutare il cliente nei negozi o nei bar, a essere disponibili verso il passante che chiede aiuto o informazione. Ma una volta che entrate nelle grazie del veronese, sarete oggetto di gentilezze e di premure che veramente dicono ospitalità. Per essere più precisi, la mia impressione personale è che ci sia una discrepanza fra il carattere del veronese di più di cinquanta anni di età e quello del veronese di venti, trenta o di quarant'anni. Le nuove generazioni sono sempre meglio delle vecchie e questo a Verona lo si nota in particolar maniera. I giovani sono meglio sempre, dovunque e comunque e i giovani a Verona sono gli autori della movimentazione culturale e economica della città e della sua trasformazione di un luogo di scambio di nuovo all'altezza della sua tradizione.
In ogni caso a Verona non accadrà mai che al bar dove fate la stessa colazione ogni mattina e merenda ogni pomeriggio per quaranta giorni, gli venga mai in mente di offrirvi un caffé ogni tanto o di non farvi pagare un bicchiere d'acqua, o di arrotondare il prezzo a vostro vantaggio. Non è nel loro carattere e basta.

L'estate
Ho scoperto Verona d'estate dopo che per anni l'avevo solamente frequentata d'inverno e ne ho scoperto la faccia più importante. Durante l'estate Verona è ancora più bella perché la si può godere all'aperto, con le sue piazze, i palazzi, le chiese e i giardini che offrono il loro aspetto più sontuoso.
D'estate è meraviglioso usare Verona come base per le gite più affascinanti: in montagna, sul lago, a Venezia, sul Mincio, ecc. ecc. Ma soprattutto d'estate Verona è l'Arena e i suoi spettacoli con la capienza di sedicimila persone a sera. Verona d'estate è attesa dello spettacolo, con i locali del centro che si affrettano a servire le decine di migliaia di spettatori che tra poco accederanno al catino romano e applaudiranno gli artisti che si esibiranno sull'enorme boccascena. Verona che attorno all'Arena trattiene il fiato durante lo spettacolo con le orecchie tese per cogliere dai boati o dai silenzi della folla il maggiore o minore gradimento della serata. E poi la fine dello spettacolo a notte fonda con le decine di migliaia di persone che si riversano sui tavolini dei ristoranti e delle gelaterie. Una città del nord capace di vivere di notte, cosa poco usuale, anzi, un'unicità, anzi, un' "unicittà".

   

 

 

 


 

 

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