Tokyo 2 - Il diario del viaggio 2008 |
29/09/2008 20.34.20 |
Lunedi 18 febbraio 2008 - Beh, rieccoci a Tokyo, arrivati oramai da quattro giorni. L'effetto è sempre quello della grande scossa adrenalinica che la metropoli ti offre anche se non vuoi. Qualche visita immediata ai luoghi che già sono familiari. Come l'incrocio di Roppongi (video). O come i panorami urbani visti dalla metropolitana (video), tubo onnipresente ripiegato mille volte che raggiunge ogni quartiere.
Ma è particolare gioia mia quella di arrivare in una destinazione così tanto esotica come Tokyo, e ritrovare i luoghi che sono stati familiari in questi dodici anni di frequentazione, anche se la capacità di stupirsi deve sempre essere mantenuta viva. Avete mai visto un robot per il vostro ipod che vi segue per casa, che regola il volume a seconda dell'ora, di quello che state facendo e di dove vi recate? Oppure un bambolotto dinosauro che gioca con voi che vi ricorda i replicanti o le leggi asimoviane? Queste e altre le gioie del luogo comune. Tokyo la città robotica, Tokyo la iperattiva, la tecnologica.
Lunedi 18 febbraio 2008 - Beh, rieccoci a Tokyo, arrivati oramai da quattro giorni. L'effetto è sempre quello della grande scossa adrenalinica che la metropoli ti offre anche se non vuoi. Qualche visita immediata ai luoghi che già sono familiari. Come l'incrocio di Roppongi (video). O come i panorami urbani visti dalla metropolitana (video), tubo onnipresente ripiegato mille volte che raggiunge ogni quartiere.
Ma è particolare gioia mia quella di arrivare in una destinazione così tanto esotica come Tokyo, e ritrovare i luoghi che sono stati familiari in questi dodici anni di frequentazione, anche se la capacità di stupirsi deve sempre essere mantenuta viva. Avete mai visto un robot per il vostro ipod che vi segue per casa, che regola il volume a seconda dell'ora, di quello che state facendo e di dove vi recate? Oppure un bambolotto dinosauro che gioca con voi che vi ricorda i replicanti o le leggi asimoviane? Queste e altre le gioie del luogo comune. Tokyo la città robotica, Tokyo la iperattiva, la tecnologica.
Questa è una metropoli differente da quelle di analoghe dimensioni. Certo le enormi dimensioni fanno si che i trasferimenti siano lunghi e stressanti, ma in questa area urbana c'è qualcosa che supera il luogo comune e ne fa un'unicum. Questo qualcosa è il diverso atteggiamento culturale. Intanto è come se tutti si mettessero d'impegno per non disturbare i propri vicini. Dall'indossare una mascherina quando si è malati per non contagiare il prossimo, a lavarsi scrupolosamente per non appestare gli altri con ascelle "pezzate", o a tenere scrupolosamente la fila da un lato sulle scale mobili per lasciare spazio a chi va di fretta. Sono cose difficili da raccontare senza risultare pedanti o apparire bacchettoni, ma vi assicuro che qui a Tokyo abbiamo l'esatta dimostrazione di come 35 milioni di persone che vivono e lavorano ogni giorno nell'area urbana, possono convivere in maniera funzionale ed efficace. Le stazioni della metro e della Japan Railways sono affollate ogni giorno da milioni di persone che non fanno file paralizzanti o che non si ingorgano mai. Mai.Puoi provare ad entrare in qualsiasi minimo o enorme negozio, o megastore di un sottopasso buio o di un centro commerciale, e sempre, invariabilmente,senza scampo, verrai salutato da una selva di "benvenuto!" e di "arrivederci!" quando lascerai il locale.
Martedi 18 febbraio - Quindi ecco cosa c'è al di fuori del luogo comune qui a Tokyo, il fatto che nel vivere fianco a fianco con milioni di persone, ti sembra sempre di avere il tuo sacro spazio vitale intorno. E ti rincuora il vedere che c'è una maniera civile di vivere fianco a fianco rispettandosi l'un l'altro, rispettando la privacy e quel minimo di spazio vitale che il sovraffollamento ancora ci lascia. Sembra impossibile che in una metropoli come questa ci sia ancora lo spazio per salutare con molta cortesia tutti (TUTTI!!!!) quelli che entrano e che escono da un caffé o da un negozio qualsiasi. Eppure qui è esattamente quello che succede sistematicamente migliaia di volte al giorno. Ti rincuora il vedere come la grande città possa vivere anche senza la scortesia e la poca attenzione verso il prossimo che dalle nostre parti dilaga a piene mani anche in centri ben più a misura d'uomo in quanto a dimensioni e densità di popolazione. E' difficile spiegarlo a noi stessi, a noi italiani in particolare che siamo convinti del fatto che il modo migliore di vivere sia quello di fottere il prossimo. E' difficile ma qui ci voglio un minimo provare.
E' stato difficile anche per me da comprendere quando me l'hanno spiegato, eppure voglio raccontarlo lo stesso. C' è stato un giorno, a pochi anni dall'introduzione della comodissima tecnologia dei cellulari, che a Tokyo in metropolitana il casino dei trilli dei telefoni e delle urla di chi telefonava aveva saturato l'ambiente rendendo un vero inferno gli spostamenti sul tube, che qui a Tokyo occupano alcune ore al giorno, viste le distanze. Ebbene: ci fu un ministro giapponese, non mi ricordo di che cosa, che ebbe un'idea: fece un rimprovero, un richiamo, un rimbrotto, non so veramente come definirlo. Si disse: non disturbate gli altri con le suonerie o con le vostre chiacchierate. In metropolitana non usate il cellulare. Non era una legge e ignoro se negli anni a venire una vera e propria legge sia stata fatta. Di fatto non mi risulta che qui nessuno ti sanzioni se per caso ti squilla il cellulare fra una fermata e l'altra della metro. Solo nessuno lo fa, o meglio, tutti evitano di farlo perché hanno giudicato sensato l'invito a non disturbare il prossimo. Hanno accolto l'invito, i 35 milioni di abitanti che ogni giorno si spostano utilizzando la rete metropolitana di Tokyo hanno semplicemente accolto l'invito. L'hanno considerata un'obiezione giusta e razionale come razionalmente adottano ogni giorno altri comportamenti.: stanno da un lato sulle scale mobili per lasciare modo a chi va di fretta di passare, lasciano passare per primi quelli che scendono dalle vetture alla stazione facendosi da parte prima di entrare, così come non fumano e non mangiano per strada mentre camminano, così come non buttano cartacce o altro tipo di rifiuti sul marciapiede, così come non parcheggiano fuori dagli spazi consentiti, ecc. ecc. Tutti atteggiamenti invece che noi italiani riteniamo troppo severo mantenere. "Figurati che non si può fumare per la strada" dicono in tanti, immaginandosi ronde di poliziotti cattivissimi armati di manganello pronti a spaccartelo in testa se per caso non rispetti la ferrea legge. Ma qui a Tokyo non è così come lo immaginiamo noi: questi atteggiamenti che migliorano a convivenza vengono osservati da tutti perché culturalmente è disdicevole arrecare disturbo agli altri. Non c'è uno stato militare che ti controlla come noi pensiamo, semplicemente la gente ritiene giusto comportarsi in maniera civile e lo fa.
Poi qui in Giappone esisteranno anche delle leggi, che mi figuro essere molto severe, ma di fatto la verità è che il grosso dei comportamenti osservati dai cittadini scaturisce da semplici norme di convenzione, non da norme legalmente approvate. E sono norme che vengono rispettate semplicemente perché sembra razionalmente giusto che vengano osservate. Perché grazie a queste norme si vive tutti meglio, anche se viviamo in una affollatissima megalopoli. Anzi, tanto più perché siamo in moltissimi a dover condividere questo spazio. L'italiano è più furbo di tutti e, appena nessuno lo vede, ritiene furbissimo svuotare il posacenere della macchina per strada. Così tutti lo fanno e le strade si ricoprono di merda. I giapponesi non lo fanno perchè sarebbe idiota. se tutti adottassero questi comportamenti la loro metropoli si ridurrebbe in un sozzo e invivibile tugurio nel giro di poche ore. Eppure noi continuiamo a cantare le nostre doti: gli italiani sono creativi, gli italiani sono grandi artisti, gli italiani sono più intelligenti, gli italiani sono più furbi, sono superiori, gli italiani al posto dei giapponesi sarebbero più bravi. E invece nel napoletano ci sono i cumuli di immondizia che nessuno si adopra per smaltire perché nessuno vuole gli impianti smaltimento a casa sua. Un po' come dire che vogliamo in casa una cucina ben attrezzata ma non vogliamo sprecare una stanza solo per il cesso. "La cacca la andiamo a fare in Germania perché qui ci da fastidio la puzza...! Non vogliamo i cessi nelle nostre case! Bloccheremo le ferrovie e daremo fuoco a tutta la città se ci imporrete gli impianti di smaltimento della nostra stessa merda nella nostra stessa casa. La nostra casa è e deve restare pulita!!!" Comportamenti, i nostri, che uniti alle immagini dei cumuli di spazzatura per strada fanno ben capire come noi italiani siamo chiaramente più intelligenti dei giapponesi, così schematici e così palesemente poco furbi, con le loro strade e le loro metropolitane tirate a specchio a qualsiasi ora del giorno e della notte e con i loro servizi sempre noiosamente efficienti.
Giovedi 21 febbraio - Il concetto di spazio privato, di spazio personale, qui a Tokyo, subisce un ridimensionamento sostanziale specie per quanto riguarda le teste di noi occidentali eurocentrici, di noi che siamo a casa nostra in europa, in america del nord e in australia, di noi che l'asia nella migliore delle ipotesi non l'abbiamo mai considerata o, che nella peggiore, non la sopportiamo proprio. Eppure è sempre utile mettere alla prova le nostre convinzioni. Ci sono degli orari nei quali qui a Tokyo la nostra pelle è costantemente a contatto con quella del vicino, separata solamente dalla sottile pellicola dei vestiti. Eppure quello che si percepisce è una diffusa sensazione di profondo rispetto per il tuo piccolo, costretto, insignificante, pressato spazio personale. Nessuno sbircerà dalla tua spalla per leggere il messaggio che stai scrivendo sul tuo cellulare, nessuno poserà lo sguardo su di te insistentemente, nessuno starnutirà verso di te, nessuno si soffierà il naso ad un centimetro dal tuo collo. I giapponesi sono veramente educati e quasi "programmati" a non arrecare nessun disturbo al proprio prossimo. Noi tutti occidentali siamo intimamente convinti del fatto che tutti i passanti che incrociamo con una mascherina bianca sul volto qui a Tokyo, siano afflitti da una qualche forma di allergia fastidiosa. Cerchiamo di non affrontare la realtà che è molto più imbarazzante per noi occidentali figli di Eracle: le mascherine i giapponesi le indossano soprattutto quando sono malati per non contagiare gli altri, questa è la verità. Nessuno gli vieterebbe di tossire liberamente o di starnutirsi sulla mano che poi stringerà altre mani, solo che non lo fanno per delicatezza e per educazione verso gli altri. E' una delicatezza che imparano sin da piccoli. E' un po' come capita a noi occidentali in forma un po' più grossolana. Anche noi infatti consideriamo ineducato defecare sul pullman e pulirsi con le mani al termine dell'operazione.
Queste mille attenzioni dei giapponesi nei confronti del proprio prossimo, anche verso di te che non appartieni appieno al loro "sistema mondo", ti fanno pensare al fatto che il rispetto costante e minuzioso del tuo spazio, ti lascia una sensazione di strana intimità. Anche in mezzo alle folle brulicanti della metro hai sempre l'impressione che il tuo piccolo spazio privato sia sempre e comunque rispettato e difeso da chiunque. Strano come stando da queste parti stia imparando a riconsiderare il concetto di spazio personale e di privacy. Quello di cui abbiamo veramente bisogno non è solo lospazio fisico, ma soprattutto lo spazio veramente privato e da tutti riconosciuto come tale. E' il rispetto degli altri che fa veramente tuo e di qualità il tuo spazio personale.
A Shibuya, al grande attraversamento pedonale di Hachiko, quello che veramente ti impressiona non è l'attraversamento al verde di quasi diecimila persone alla volta, ma è il fatto che in mezzo alle diecimila ci sia un sostanziale silenzio, che nessuno parli urlando, che nessuno suoni un clackson o che nessuno faccia chiasso. Ancora una volta, anche in mezzo a decine di migliaia di persone, hai l'impressione che tutti si diano da fare per rispettarti, per considerare giusto il rispetto del tuo spazio privato.
Sabato 23 febbraio - L'etica e l'onore - "Può l'onore riempirvi la pancia? No. Può l'onore rimettervi uno stinco? Non può. L'onor non è chirurgo, è una parola e in questa parola c'è solo dell'aria che vola. E per me non ne voglio, NO!" Così sir John Falstaff nell'omonima opera di Boito musicata da Verdi. Quanto di più italico senso in queste parole. Per noi italiani tener saldo l'onore a dispetto degli eventi è cosa da idioti, cosa da imbecilli. Noi siam Falstaff fin nel più profondo del nostro essere. Noi europei e occidentali in generale. Qui in Giappone invece Falstaff non sbarcò mai. Qui l'onore è motore di drammi e di lutti fra i più profondi, qui l'onore è cosa seria, come lo era anche dalle nostre parti un tempo oramai lontano. L'idea di onore e di onorabilità personale qui ha subito delle evoluzioni particolari. Intanto, a differenza del resto del mondo per il quale l'onore è ingenere lusso che solo le persone nobili e di censo elevato si possono permettere. Qui invece l'onore è appannaggio di tutti, caratteristica socialmente verticale. Qui tutti hanno forte il senso dell'onore, tutti. Nel tempo, negli anni, nei decenni, il senso dell'onore non si è attutito o affievolito, ma addirittura ne è uscito rafforzato. Qui ogni persona cerca di fare al meglio il proprio lavoro a prescindere dal tipo di mansione più o meno umile. Qui ogni persona, sia l'importante manager che il custode del sotterraneo più buio, fanno con enorme scrupolo ognuno il proprio lavoro. Lo so che sembra impossibile per un italiano, ma qui tutti svolgono al meglio il loro dovere anche se non li osserva nessuno. Ognuno cerca onestamente di far bene il proprio dovere e fino in fondo. Qui nessuno cerca costantemente di barare cercando di imboscarsi nello svolgere il proprio compito. Qui chi viene pagato per fare un mestiere, ritiene onorevole cercare di farlo al meglio. Incredibile, direte voi, incredibile, dico io. Io vengo da una nazione, l'Italia, che ha fatto del barare una vera ragione d'essere. Noi italiani nonappena veniamo assunti da qualcuno, facciamo poi il possibile per tirarla nel culo a chi ci ha assunto, sia esso pubblico o privato. Cerchiamo subito di trovare il modo per non lavorare pur mantenendo il livello retributivo. Malattie fittizie, secondi lavori utilizzando il computer o il tel dell'ufficio, imboscamenti per andare a fare la spesa nell'orario di lavoro, ecc. ecc.
Qui in Giappone se qualcuno venisse sorpreso a imboscarsi durante l'orario di lavoro farebbe una pubblica ammenda per il disonore. Qui ognuno ritiene giusto svolgere al meglio la propria mansione per una ragione sia etica che di onore personale. Osservare questi comportamenti da queste parti, nella megalopoli del futuro, mi fa disprezzare i peggiori risvolti della mia cultura di origine. Mi dispiace che da noi nessuno ritenga virtuoso il fare bene il proprio lavoro. Eppure sarebbe così semplice anche da noi: io ti pago per fare un lavoro e tu ti dai da fare per farlo al meglio. Senza trucchi da nessuna delle due parti: il datore di lavoro si impegna a pagarti subito tutte le ore lavorate e il lavoratore si impegna a lavorare tutte le ore al meglio. Senza bassi trucchi. Ma come fare, in Italia. Servirebbero secoli per modificare la nostra cialtroneria che ci ha reso nazione insignificante senza nessun futuro di qualche rilevanza nel mondo. Servirebbero lavoratori con un'idea etica del diritto al lavoro e servirebbero imprenditori veri, di quelli che sono capaci di imprendere senza dover solo truccare le carte. Ma non abbiamo né gli uni né gli altri. Continuo ad osservare i lavoratori dei cantieri qui a Tokyo che indossano tutti l'uniforme antinfortunistica completa di scarpe e elmetto, osservo i cantieri stradali lavorare solo nelle ore notturne, vedo impalcature sempre celate da teloni bianchi che le rendono invisibili, vedo grattacieli sorgere in 15 mesi, vedo scale mobili funzionare sempre, vedo palazzi con i vetri sempre puliti, vedo che gli uffici sono efficienti e che svolgono i loro compiti in tempo reale senza accampare scuse come "i bonifici...", "devo chiedere...", "si deve riunire la commissione...". Qui a Tokyo le cose si fanno e basta, con semplicità e correttezza. Tutto è più semplice perché ognuno fa il proprio lavoro senza se e senza ma. E qui puoi anche essere il figlio di un politico influente, perché tutto il mondo è paese, ma se non riesci a fare il tuo mestiere ti dimetti, o peggio, prima di mettere in condizione i tuoi superiori di doverti cacciare. Continuo ad osservare questa strana terra, così diversa, così lontana da casa mia. La terra dell'onore per tutti. La mia terra è invece quella dell'onore perduto, spero non per sempre. Io faccio un mestiere strano, spietato. Il giorno che non sarò più bravo, che non farò bene il mio lavoro, io rimarrò a casa e nessuno mi potrà salvare. Faccio un mestiere bellissimo ma spietato, dove potrai anche uscire grazie al lancio di una persona influente, ma nel quale dovrai dimostrare ogni giorno di essere all'altezza di quello che fai. E quando non sarai più in grado non lavorerai più. Non lavorerò più. Ecco perché sono molto affascinato e ammirato da un popolo, come questo giapponese, che si comporta verso i propri compiti come faccio io col mio. Cercando di fare il proprio dovere con onestà, orgoglio e precisione. Le cose nel nostro paese, io ne sono convinto, potrebbero andare meglio se solo ognuno si occupasse di fare il proprio mestiere. Se solo questo fosse possibile anche a casa mia...!
Martedi 4 marzo 2008 - Il building, il moderno palazzo dei signori di un tempo, il grattacielo, è la cellula abitativa fondamentale della città di Tokyo. Ci si lavora, i più fortunati ci vivono, ci si passa il tempo libero, le pause pranzo, le cene, nei più grandi ci sono dei grandi magazzini, dei supermercati di alimentari. Al mattino le metropolitane vomitano milioni di persone che verranno inghiottite dai Buildings. Nonostante questa sia una terra sismica non ci si ferma davanti a questo piccolo problemino. Si costruiscono fra i più arditi grattacieli del mondo, dalle forme più imponenti e dalle soluzioni tecniche fra le più ardite. Non è che sia quindi impossibile costruire su terreno sismico, è che bisogna farlo rispettando dei criteri. Il palazzo ha in genere un nome proprio, come una persona, come Goldrake, come Mazinga, come Godzilla. Insomma, il Building prende vita, prende forma a seconda da chi l'ha ideato e costruito. In genere è una Grande company che si può permettere un grande palazzo e in genere è proprio dalla company che il palazzo prende il nome: Japan Tobacco Building, BTS Building, Sony Building, ecc. ecc. A volte invece il grattacielo prende dei nomi di fantasia o dal luogo dove sorge o del progetto di cui fa parte. E' il caso del Roppongi Hills dove si trova per esempio la sede dell'Hotel Grand Hyatt, quello dove Sophia Coppola ha girato Lost in Translation o del Tokyo MidTown che ospita il lussuosissimo hotel Ritz Carlton e un fornitissimo mercato di alimentari aperto (!!) 24 ore su 24. O come Akasaka Biz Tower, il titanico progetto che inaugurerà fra due giorni con negozi, uffici e altre amenità che ho visto sorgere in meno di quindici mesi. Il palazzo, il building, qui a Tokyo non ha niente a che vedere con i palazzi di casa nostra. Visto che la vita sociale qui è ancora fortemente feudale, anche se ha sostituito i signori shogun con le grandi Companies, il palazzo è l'appartenenza al gruppo, è l'opportunità di lavoro, di socializzazione, di successo del proprio gruppo. Parlare a chi non sia mai stato a Tokyo dei centri commerciali che stanno all'interno dei building come Roppongi Hills o come Tokyo MidTown, non può rendere l'idea. Chilometri di negozi, di corridoi, di ristoranti, di caffè, di supermercati, di negozi gourmet, di enoteche, di cartolerie, di librerie e di quant'altro si possa anche solo immaginare. All'interno di queste unità molecolari di vita della megalopoli ci si può perdere. Ci sono musei, cinema, atelier di moda, negozi di arredamento, e un sacco di altre cose che neanche mi ricordo di aver visto.
In genere i piani centrali di questi building sono occupati dagli uffici delle companies sia proprietarie che ospiti della struttura. L'accesso agli uffici è strettamente sorvegliato e rigidamente proibito a chi non sia munito di autorizzazione o non sia atteso da qualcuno. All'interno di questi grattacieli ci sono delle palestre, o per meglio dire, delle spa che in genere offrono la possibilità di fare attività fisica o trattamenti di bellezza avendo sott'occhio un panorama mozzafiato. Insomma, il building è qui un riassunto di tutto quanto si possa desiderare: mangiare, lavorare, riposare, svagarsi, fare shopping, incontrare altre persone, rilassarsi. Il Building è chiaramente la vetrina della grande Company e quindi offre di sè il meglio in quanto ruota del pavone. I palazzi sono sempre tutti ben puliti e ordinati, i loro giardini sono sempre ben curati e le piazzette interne sono in genere adornate da piccole installazioni o opere d'arte sempre mantenute e lucidate a specchio. Nessun aspetto è lasciato all'improvvisazione e anche i lavori di manutenzione vengono effettuati quasi sempre in orari notturni in modo che gli utenti abbiano sempre del Building un'immagine pulita, ordinata e efficiente. Il building di riferimento del sistema che ci ospita, dove si trova anche il nostro residence Ark Tower, è quello di Ark Hills, uno dei progetti del signor Mori: il più grande costruttore del mondo, colui che sta costruendo a Shangai il palazzo più alto del mondo. Il signor Mori numera i suoi palazzi con ordine crescente come se fosse Paperon de' Paperoni e il suo stemma brilla anche di notte al 54esimo piano del Roppongi Hills. All'interno del Mori Building di Ark Hills, al 37esimo piano, vi è un club privato dove, quando vengo a cantare alla Suntory hall, ci si offre una cena o un buffet di benvenuto. Anche in questo club, come nelle zone comuni del nostro residence, campeggiano alcuni pezzi della collezione del signor Mori. Una serie impressionante di quadri e di disegni di Le Corbusier. Mori è uno dei più grandi collezionisti di disegni e di quadri del grande architetto. Inutile dire che tutti i salottini delle parti comuni, sono tutti arredati con mobili di Le Corbusier. Ma perché tanta passione? Perché, a suo dire, lui, il signor Mori, è rimasto affascinato dalla concenzione di Le Corbusier dell'unità/palazzo, non solo concepito come abitazione o non solo come ufficio, ma come unità viva dove lavorare, dormire, mangiare, istruirsi e svagarsi. In effetti è stata proprio questa la più grande innovazione del grande architetto. Ed è ancora questa, qui a Tokyo in generale, e per il signor Mori paradigmaticamente, la direzione verso la quale si guarda nel progettare i grandi spazi verticali simbolo di potere e di potenza delle grandi Company: i building.
Sabato 8 marzo 2008 - Funziona tutto. Ecco un luogo comune sul Giappone e su Tokyo in particolare: qui funziona tutto: qualsiasi aggeggio elettronico o meccanico funziona sempre, funziona tutto quello che usate e funziona ottimamente. Una quantità impressionante di scale mobili, di porte scorrevoli, di tornelli di ingresso alla metro con lettori ottici, di ascensori nei grandi building, di aspiratori e di condizionatori d'aria... ma possibile? Ce lo chiediamo da italiani presunti creativi e "migliori" di tutti, i più furbi, i più intelligenti... Eppure qui funziona tutto. Ma ora ho capito. Dopo tante settimane di domande e di osservazioni, e dopo la chiacchierata di ieri con un italiano responsabile di una società di ingeneering (chissà se l'ho scritto giusto) di stanza da qualche anno qui a Tokyo, ho avuto la conferma di quello che pensavo. Qui si adotta capillarmente il sistema della manutenzione programmata, lo stesso che si utilizza in tutto il mondo per gli aeromobili. Qui ogni aggeggio ha una serie di manutenzioni programmate che vengono sempre (sempre!!!) effettuate con scrupolo e attenzione. Una scala mobile ogni tot ore deve avere i rulli cambiati e gli ingranaggi ingrassati, ogni tot giorni gli si devono cambiare alcuni pezzi, ogni tot mesi altri pezzi e ogni anno altri ancora, a seconda del tipo di usura alla quale sono soggetti. Così per qualsiasi altro ammennicolo meccanico o elettronico. Così per gli ascensori, per gli impianti dell'aria condizionata o per i tornelli della metro. Certo, in questa maniera, obiettiamo noi italiani intelligentissimi e furbi più degli altri, manca quel bel brivido dell'imprevisto, quell'emergenza costante che a noi ci ha stimolato la ormai caricaturale "arte di arrangiarci". E' tutto più noioso e meno vario. E' vero che da noi si ragiona in maniera completamente opposta: da noi mettere delle scale mobili in luoghi pubblici è considerato stupido perché si rompono subito e devi stare sempre ad aggiustarle. Da noi le cose si pensa solamente a costruirle e a metterle in opera. Da noi nessuno si sogna di considerare fra le spese in preventivo, quelle della manutenzione ordinaria ("e quanto mi costerebbe!!!"). Tanto nessuno da noi la farebbe, la manutenzione ordinaria, nessun ingegnere riceverebbe un danno dal non effettuare la programmazione prevista, nessun tecnico verrebbe mai licenziato per non aver rispettato la tabella degli interventi programmati o, peggio, per averne falsificato i registri. Ed è per questo che qui in oriente si è trasferito da tempo il motore economico e produttivo del pianeta mentre da noi in Europa si è fanalino di coda dello sviluppo mondiale ed ecco perché ormai l'Italia è un paese senza nessun futuro non dico da protagonista, ma nemmeno da comparsa, nella scena mondiale dei prossimi 50anni. Qui a Tokyo funziona tutto mentre a casa mia non funziona nulla e non è mai colpa di nessuno. Sbaglia chi crede che sia un problema politico: è un problema culturale. Noi italiani siamo troppo furbi, troppo superiori per fare il nostro dovere semplicemente e con onestà. Ripeto: qui a Tokyo funziona tutto, tutte le macchine e tutti gli aggeggi che si usano ogni giorno e fanno qualità della vita. Qui sono programmate anche le pulizie, ma non come da noi per finta, qui tutto si fa sul serio. Se a qualcuno cade un liquido sulla metro, alla stazione seguente una squadra di due inservienti arriva con secchi e stracci a pulire tutto e a togliere gli odori durante lo stop di pochi secondi. Poi si riparte. Per noi intelligentissimi e furbissimi italiani questi sarebbero sprechi di tempo e di denaro, invece qui tenere pulite le carrozze della metro, tenere sempre funzionanti i sistemi di aria condizionata sui treni e nei corridoi sotterranei, mantenere una rigorosa pulizia delle parti comuni, viene considerato un'esigenza civile e un diritto implicito di tutti. ma noi siamo molto più intelligenti perché la colpa delle tonnellate di immondizia è solo colpa dei politici, non dei cittadini che non permettono di fare impianti di smaltimento moderni, non dei cittadini che accettano le discariche abusive dei mammasantissima. No. Noi dormiamo sonni tranquilli anche in mezzo a montagne di spazzatura. Tanto la colpa non è mia. E qui a Tokyo, intanto, funziona tutto. Da noi no.
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