Pane e cultura
La rinascita della Repubblica Sudafricana è iniziata quando Nelson Mandela, un intellettuale oltreché uno strenuo lottatore per i diritti umani, ha preso in prima persona la responsabilità della guida dello Stato. Mandela si è adoprato affinché il Sudafrica uscisse dalla situazione di apartheid nella quale versava da tempo e si affacciasse alla comunità internazionale degli stati democratici. Non è stato certo facile ma il processo ha avuto successo perché guidato da un progetto forte che viaggiava su due binari paralleli: da un lato l'estensione dei diritti umani e civili a quella parte che non ne aveva mai goduto e dall'altro una forte e saggia opera di pacificazione nazionale (l'Umbundu) con dei tribunali pacifici che non comminavano nessuna pena ma che avevano il compito di additare le responsabilità in maniera precisa e di perdonare. L'operazione ha avuto successo e oggi, pur con moltissimi problemi, la Repubblica Sudafricana può essere considerata senz'altro uno stato democratico.
Altro esempio è stato il ruolo che Vaclav Havel nel 1989 ha assunto alla guida dell'allora Cecoslovacchia. Era complesso traghettare la nazione alla rinascita civile dopo tanti decenni di dittatura comunista, eppure Havel ha saputo gestire coraggiosamente il passaggio alla democrazia della sua nazione. Tanto efficace fu il suo traghettamento verso la democrazia, che addirittura rese possibile la separazione delle due entità (Rep. Ceca e Slovacchia) a suon di referendum democratici pur non essendo d'accordo e rassegnando quindi le dimissioni al termine del processo. Ma la sua guida è stata fondamentale per portare la sua nazione a pieno titolo nella comunità degli stati democratici internazionali. E' stato Havel a dare una guida sicura e senza tentennamenti verso la democrazia.
Questi due esempi mi servono per affermare la mia tesi. Sia Mandela che Havel, infatti, erano e sono due intellettuali di levatura mondiale. Credo non possa esserci nessuna trasformazione di uno Stato in direzione di una crescita democratica e civile se la responsabilità del cambiamento non proviene da un'idea intellettualmente forte. L'esigenza di un reale cambiamento deve necessariamente provenire da un'idea di "crescita” etica di ampio respiro. Essendo questo il compito proprio degli intellettuali, ecco che i due esempi che ho citato non hanno portato le due nazioni a situazioni di dittatura o di repressione violenta, ma hanno al contrario contribuito a far crescere un humus etico e quindi democratico all'interno di comunità che fino ad allora non avevano conosciuto democrazia.
Ed eccoci all'Italia. Io non credo che il problema principale della nostra Nazione sia il fare o non fare leggi particolari in questa o quella direzione. Credo che il nostro problema sia quello di un profondo impoverimento etico e democratico che ha le sue radici proprio fra gli elettori. Ogni popolo, alla fine, ha la classe politica che si merita e io non credo che “La Casta”, per dirla con un termine oggi di moda, possa mai essere migliore di chi la elegge. Quindi se veramente si desidera un cambiamento per l'Italia, questo non può che provenire dall'intellettuale, da un'idea globale e non particolare dell'interesse dello Stato.
Prima deve esserci un ideale condiviso, deve esserci la visione utopica del Mandela che pur incarcerato non cessava di avere la sua forte convinzione ideale o la visione ideale del Vaclav Havel che, pure messo al bando dal regime comunista, non cessava di scrivere le sue opere imbevute di idealità democratica e di libertà.
Il percorso per una crescita nasce necessariamente dall'idea, dall'utopia civile e democratica che traccia la direzione. Il percorso nasce, infine, solo e solamente dalla CULTURA. La nostra povera Italia è arrivata dove è arrivata perché i cittadini della cosiddetta “società civile” non hanno nessuna visione complessa della realtà e della direzione verso la quale va la storia, ma dare un senso alla loro visione è compito della CULTURA, solo della CULTURA. Ecco perché è questa la vera urgenza che sento oggi. Perché ogni volta che vado in scena mi rendo conto che il nostro compito di artisti e di intellettuali va ben oltre la nostra interpretazione sulle assi del palcoscenico. E' assunzione di responsabilità culturale e civile. Sempre.
Ecco perché dobbiamo necessariamente ricominciare dalla CULTURA, dal riportare la gente alla sua fruizione. Ecco perché nessun percorso innovatore potrà mai partire se prima non sarà sorretto da una visione “intellettuale” chiara.
Diamo quindi ancora più importanza alla CULTURA, facciamo in modo che i teatri aprano il sipario ogni sera, che sia possibile organizzare manifestazioni dovunque in città, negli spazi condivisi, in quelli inusuali, favoriamo i gruppi spontanei di lettori e i circoli culturali che fanno interventi sul territorio.
Credo che l'unico cambiamento possibile per l'Italia decadente di oggi, sia quella che solo la CULTURA può tracciare, credo che dalla CULTURA dobbiamo ricominciare. Perché sì, serve che i politici rinuncino ai loro esecrabili privilegi, ma prima occorre che i cittadini crescano come responsabilità e coscienza.
La CULTURA e il pane hanno la stessa priorità per un cambiamento della società e sia la CULTURA che il pane hanno bisogno l'uno dell'altro, ché senza pane per tutti non c'è CULTURA fruibile da tutti e senza CULTURA diffusa non c'è pane per tutti.
Prima deve esserci un ideale condiviso, deve esserci la visione utopica del Mandela che pur incarcerato non cessava di avere la sua forte convinzione ideale o la visione ideale del Vaclav Havel che, pure messo al bando dal regime comunista, non cessava di scrivere le sue opere imbevute di idealità democratica e di libertà.
Il percorso per una crescita nasce necessariamente dall'idea, dall'utopia civile e democratica che traccia la direzione. Il percorso nasce, infine, solo e solamente dalla CULTURA. La nostra povera Italia è arrivata dove è arrivata perché i cittadini della cosiddetta “società civile” non hanno nessuna visione complessa della realtà e della direzione verso la quale va la storia, ma dare un senso alla loro visione è compito della CULTURA, solo della CULTURA. Ecco perché è questa la vera urgenza che sento oggi. Perché ogni volta che vado in scena mi rendo conto che il nostro compito di artisti e di intellettuali va ben oltre la nostra interpretazione sulle assi del palcoscenico. E' assunzione di responsabilità culturale e civile. Sempre.
Ecco perché dobbiamo necessariamente ricominciare dalla CULTURA, dal riportare la gente alla sua fruizione. Ecco perché nessun percorso innovatore potrà mai partire se prima non sarà sorretto da una visione “intellettuale” chiara.
Diamo quindi ancora più importanza alla CULTURA, facciamo in modo che i teatri aprano il sipario ogni sera, che sia possibile organizzare manifestazioni dovunque in città, negli spazi condivisi, in quelli inusuali, favoriamo i gruppi spontanei di lettori e i circoli culturali che fanno interventi sul territorio.
Credo che l'unico cambiamento possibile per l'Italia decadente di oggi, sia quella che solo la CULTURA può tracciare, credo che dalla CULTURA dobbiamo ricominciare. Perché sì, serve che i politici rinuncino ai loro esecrabili privilegi, ma prima occorre che i cittadini crescano come responsabilità e coscienza.
La CULTURA e il pane hanno la stessa priorità per un cambiamento della società e sia la CULTURA che il pane hanno bisogno l'uno dell'altro, ché senza pane per tutti non c'è CULTURA fruibile da tutti e senza CULTURA diffusa non c'è pane per tutti.
Gianluca Floris