Basta con l'appartenenza
Sembra una cosa semplice, ma non lo è per nulla. Ci rendiamo conto che il nostro pensiero non è quasi mai libero? Voglio dire, ci rendiamo conto di quanto il nostro giudizio sulla realtà, o anche solo su un singolo evento, sia in realtà condizionato dal gruppo al quale noi apparteniamo o sentiamo di appartenere?
Quante volte nel sentire una persona che sta parlando alla radio o alla TV, sospendiamo il nostro giudizio su quello che afferma fino a che non capiamo a quale schieramento, a quale gruppo quello appartiene? Succede molte più volte di quanto non ci rendiamo conto.
In parte la ragione di questa nostra incapacità di essere veramente liberi risiede nella nostra inconscia paura. Paura di tutto: dello straniero, del futuro, del ladro, del diverso ecc ecc. E' la sindrome dei carri in cerchio dei pionieri del far west: ad ogni attacco esterno si reagiva con i carri in circolo e tutti dentro a difendersi. L"appartenenza ad un gruppo la si sente tanto più forte quanto più si ha paura.
La paura non rende il nostro pensiero e il nostro giudizio "affermativo” ma semmai "confermativo”. Tendiamo, sulla spinta della paura, a “confermare” o a “riaffermare” (parola infatti molto di moda) concetti che già altri avevano espresso prima di noi. “Riaffermare la propria identità” è una delle classiche frasi che sentiamo sempre più spesso, e quasi sempre la si usa per mascherare divisioni, ghettizzazioni, persecuzioni o razzismi di natura spesso violenta.
Il pensiero veramente libero e “affermativo” nelle sue asserzioni richiede, come condizione necessaria, la “non appartenenza”. Solo chi “non appartiene” a nessun gruppo può esprimere idee, formulare proposizioni, esprimere idee “affermative”, cioè solo chi è realmente libero nel suo intimo può affermare le proprie idee come vero e proprio contributo originale.
Non è più tempo di “appartenenza”. L'appartenenza crea divisione, scontro. L"appartenenza crea incomunicabilità e guerra. Se nessuno di noi avesse ancora il primitivo bisogno di avere una appatenenza, non ci sarebbero gli scontri fra tifoserie dell’ormai putrefatto calcio, non ci sarebbero i campi di concentramento per chi migra in cerca di una vita migliore e nella terra vasta che sta fra il mare Mediterraneo orientale e il Karakhorum le nazioni e le varie tribù potrebbero utilizzare i denari per curare ed istruire i loro bambini, anziche comprare armi.
La libertà di pensiero, di un pensiero realmente libero e affermato, è una condizione indispensabile nella realtà odierna, dove la democrazia chiama ad interventi diretti ogni singolo elettore. Un vero pensiero affermativo potrebbe darci uno strumento migliore per il nostro ruolo di cittadini responsabili.
Non mi rivolgo qui a quelli che dicono “tanto non cambia nulla, è tutto un magnamagna, tutti i politici sono ladri”. Quelli che dicono queste frasi non sono persone in grado di fare i cittadini responsabili, sono i peones della nostra società e si accodano sempre al prevalere della maggioranza.
Io mi rivolgo a tutti quei cittadini che si indignano spesso davanti a un bus che non è mai in orario, davanti agli asili nido che non ci sono, davanti ad un ufficio che non svolge il suo ruolo. Mi rivolgo a tutti quelli che continuano ad avere una sana indignazione per qualsiasi inefficienza del vivere civile e che coltivano questa indignazione come un tesoro, come un fuoco di Vesta da tenere sempre acceso come un proprio motore del vivere civile.
A tutte queste persone voglio dire di cercare di fare uno sforzo per rendere il loro pensiero “affermativo”. Non sentiate più l’appartenenza come categoria per decifrare il presente. Informatevi, leggete, chiedete agli altri e formatevi una vostra idea sulle questioni che il vivere vipara davanti.
Affermate le vostre idee liberamente, senza pensare preventivamente se il vostro pensiero verrà condiviso o meno. Viviamo un periodo, in Italia, di pochezza culturale e solamente se avremo tutti il coraggio di affermare il nostro pensiero libero, anche dai nostri stessi condizionamenti, potremmo realmente contribuire ad un arricchimento generale, ad un arricchimento di tutti, ad un arricchimento comune.
“L’unica razza alla quale sento di appartenere è la razza umana” A.Einstein